giovedì 24 dicembre 2020

Natale 2020 "IL Manifesto"

Il grande manifesto domina la strada centrale, tu sei lì mio caro papà che guardi tutti con il tuo sguardo fiero e deciso, anche questa città ti guarda e ti ammira, ricorda a tutti che tu ci sei e ci sarai per sempre.


martedì 24 novembre 2020

Oltre il mare "serie pensieri"

La strada che porta al mare è bellissima! Piena di alberi e di fiori che incorniciano il silenzio dell’estate, ogni tanto si sente un coro di volatili delle più svariate specie, il vento sbarazzino accarezza le foglie sugli alberi. Un gatto solitario cammina lungo il giaciglio della strada, la moto corre verso la splendida “scenografia”, il mio sguardo fissa il tempo. Ecco in lontananza il mare, giunti sul posto le onde cristalline risplendono di una luce innaturale, il battito del cuore fa da sottofondo allo spettacolo di eterna bellezza, non ci sono parole di completamento, solo silenzi e parole non dette. L’occhio si sofferma sulla linea dell’orizzonte, fruga oltre e poi ancora oltre..oltre il mare oltre l’orizzonte e oltre il tempo. Si lì dove ci sei tu mio caro papà, sei bello come quelle giornate d’estate in spiaggia, dove fiero mi guidavi lungo la riva a prendere le conchiglie , a bagnarmi la spalla con l’acqua salata per rinfrescarmi dal sole di agosto, mi dicevi tante cose e tra queste di quanto era bella una spiaggia deserta , di quanta strada dovevo fare per imparare a nuotare senza avere paura. Di quanto era bello un tronco d’albero sulla spiaggia assolutamente fuori luogo e di quanta forza dovevo avere per poterlo prendere..  noi due protagonisti del nostro tempo , dei miei sogni di bambina e delle tue certezze della vita. Tu che mi hai sempre guidato ora sei lì, al di la del mare.


a mio padre Bruno


Anna Maria



mercoledì 11 novembre 2020

San Martino di Giosuè Carducci

La nebbia a gl'irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.
Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

mercoledì 30 settembre 2020

A Silvia di Giacomo Leopardi

 Silvia, rimembri ancora

Quel tempo della tua vita mortale,           

Quando beltà splendea Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, E tu, lieta e pensosa, il limitare Di gioventù salivi? Sonavan le quiete Stanze, e le vie dintorno, Al tuo perpetuo canto, Allor che all'opre femminili intenta Sedevi, assai contenta Di quel vago avvenir che in mente avevi. Era il maggio odoroso: e tu solevi Così menare il giorno. Io gli studi leggiadri Talor lasciando e le sudate carte, Ove il tempo mio primo E di me si spendea la miglior parte, D'in su i veroni del paterno ostello Porgea gli orecchi al suon della tua voce, Ed alla man veloce Che percorrea la faticosa tela. Mirava il ciel sereno, Le vie dorate e gli orti, E quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Lingua mortal non dice Quel ch'io sentiva in seno. Che pensieri soavi, Che speranze, che cori, o Silvia mia! Quale allor ci apparia La vita umana e il fato! Quando sovviemmi di cotanta speme, Un affetto mi preme Acerbo e sconsolato, E tornami a doler di mia sventura. O natura, o natura, Perchè non rendi poi Quel che prometti allor? perchè di tanto Inganni i figli tuoi? Tu pria che l'erbe inaridisse il verno, Da chiuso morbo combattuta e vinta, Perivi, o tenerella. E non vedevi Il fior degli anni tuoi; Non ti molceva il core La dolce lode or delle negre chiome, Or degli sguardi innamorati e schivi; Nè teco le compagne ai dì festivi Ragionavan d'amore. Anche peria fra poco La speranza mia dolce: agli anni miei Anche negaro i fati La giovanezza. Ahi come, Come passata sei, Cara compagna dell'età mia nova, Mia lacrimata speme! Questo è quel mondo? questi I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi Onde cotanto ragionammo insieme? Questa la sorte dell'umane genti? All'apparir del vero Tu, misera, cadesti: e con la mano La fredda morte ed una tomba ignuda Mostravi di lontano.


martedì 29 settembre 2020

Cento favole

 


Temporale di Giovanni Pascoli

 Un bubbolìo lontano…

Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
5 stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.

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la dedica

A Leone Werth.

Domando perdono ai bambini di aver dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il migliore amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per bambini. E ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stata. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano.)
Perciò correggo la mia dedica:
A Leone Werth
quando era un bambino»

Fernando Botero

Fernando Botero
Di Roel Wijnants - Flickr, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia

Grazia Deledda "La Primavera"

Grazia Deledda "La Primavera"
L'inverno aveva rinfrescato anche il colore delle rocce. Dai monti scendevano, vene d'argento, mille rivoletti silenziosi, scintillanti tra il verde vivido dell'erba. Il torrente sussultava in fondo alla valle tra i peschi e i mandorli fioriti, e tutto era puro, giovane, fresco, sotto la luce argentea del cielo. Grazia Deledda